
Aggiornato il 25 Giugno 2026 · Prima consulenza e valutazione del caso gratuita
Il termine di prescrizione è di 10 anni nei confronti della struttura sanitaria e di 5 anni nei confronti del medico. È un termine ampio, ma con eccezioni importanti: per questo è bene non aspettare e far valutare il caso il prima possibile.
Che cos'è la prescrizione
La prescrizione è il tempo entro cui la legge consente di far valere un diritto. Trascorso quel termine il diritto non si può più esercitare, anche quando l'errore è documentato e il danno evidente. Non è una formalità: è la ragione per cui casi fondati vengono persi senza mai essere discussi nel merito.
Dieci anni o cinque: da cosa dipende
La differenza nasce dalla natura del rapporto, come stabilito dalla Legge 24/2017. Verso la struttura sanitaria — ospedale o clinica — il rapporto è di natura contrattuale: il termine è di dieci anni. Verso il singolo professionista che non abbia assunto un'obbligazione contrattuale diretta con il paziente, la responsabilità è extracontrattuale e il termine scende a cinque anni.
La distinzione non riguarda solo la durata: cambia anche l'onere della prova. Nel rapporto contrattuale è la struttura a dover dimostrare di aver agito correttamente; in quello extracontrattuale è la famiglia a dover provare l'errore. Per questo, nella pratica, la struttura è quasi sempre il soggetto principale da chiamare in causa.
Tutele particolari per i minori
Quando il danneggiato è un bambino, la legge prevede tutele particolari. Questo significa che, anche a distanza di diversi anni dalla nascita, può esserci ancora la possibilità di agire. La posizione però non è automatica e dipende da come si è svolta la vicenda: chi ha rappresentato il minore, quando la famiglia è venuta a conoscenza del possibile errore, quali atti sono stati compiuti nel frattempo. È una valutazione che va fatta sul singolo caso, documenti alla mano.
Come si interrompe il termine
Il decorso della prescrizione non è inarrestabile: può essere interrotto. L'atto tipico è una richiesta scritta di risarcimento inviata alla struttura e agli altri soggetti coinvolti, con cui si mette formalmente in mora il destinatario. Da quel momento il termine ricomincia a decorrere da capo. Anche l'avvio di un procedimento giudiziale produce lo stesso effetto.
È un passaggio tecnico ma decisivo: una lettera inviata al soggetto sbagliato, o formulata in modo generico, può non produrre alcun effetto utile.
Calcolare con esattezza la prescrizione nel tuo caso richiede l'analisi della documentazione: un errore di valutazione può far perdere il diritto al risarcimento. Meglio verificare subito.
Cosa fare adesso
Il consiglio pratico è semplice: non rimandare. Prima ci si attiva, più è facile recuperare la cartella clinica del parto e ricostruire i fatti — le strutture conservano la documentazione, ma reperire tracciati e referti a distanza di anni richiede tempo. Puoi approfondire il quadro completo nella nostra guida alla paralisi cerebrale infantile e leggere come ottenere la cartella clinica del parto.
Le domande che ci fanno più spesso
Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento?
Verso la struttura sanitaria il termine di prescrizione è di dieci anni; verso il singolo professionista, in assenza di rapporto contrattuale diretto con il paziente, è di cinque anni. La distinzione è fissata dalla Legge 24/2017.
Se il danneggiato è un bambino il termine è diverso?
Per i minori la legge prevede tutele particolari e la possibilità di agire può sussistere anche a distanza di anni dalla nascita. La posizione non è però automatica e va valutata sul singolo caso, esaminando la documentazione.
Si può fermare il decorso della prescrizione?
Sì. Una richiesta scritta di risarcimento che metta formalmente in mora i soggetti responsabili interrompe il termine, che ricomincia a decorrere da capo. Lo stesso effetto è prodotto dall'avvio di un procedimento giudiziale.
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